martedì 19 luglio 2016

Pane e panelle per il Calendario del Cibo Italiano


Oggi il Calendario fa tappa in Sicilia, celebra Pane e Panelle, un classico dello street food siciliano anzi palermitano per eccellenza.
Una versione fritta della farinata di ceci che invece in Toscana e Liguria troviamo al forno, cecina, e sistemata in una focaccina.
Una sorta di farinata di ceci era già conosciuta e apprezzata dai romani e dai greci, popolazioni che nel tempo si sono succedute in Sicilia, così non è dato stabilire con certezza l'origine storica delle panelle.
Di certo si sa che già tra il nono e l'undicesimo secolo gli arabi in Sicilia usavano friggere piccoli pezzi di polenta schiacciata a base di ceci.
Probabilmente influenze reciproche, comuni nella storia della cucina dei popoli mediterranei, concentrate tutte in un'unica delizia.
Con questo post partecipo alla Giornata Nazionale del Pane e Panelle del Calendario del Cibo Italiano AIFB. Nell'articolo della nostra ambasciatrice Micaela Ferri tanto altro ancora su pane e panelle e bellissime ricette.
 


350 g. di farina si semola di grano duro
150 g. di farina manitoba
300 g. di acqua, circa
10 g. di lievito di birra
10 g. di sale
2 cucchiai di olio di oliva
1 cucchiaio raso di malto d'orzo
semi di sesamo
Sciogliere il lievito in 250 g. di acqua.
Sistemare le due farine l'olio e il malto nella ciotola della planetaria, unire l'acqua con il lievito. Impastare con la frusta a gancio, dapprima con una velocità più bassa, 1, per amalgamare gli ingredienti, unire il sale, valutare l'opportunità di unire gli altri 50 g. di acqua ( nel mio caso, con le farine che ho usato, ci sono voluti) continuare l'impasto a velocità 2 per 10 minuti, quindi a velocità 3 per tre minuti.
Trasferire il composto sulla spianatoia continuando a lavorarlo e a batterlo per qualche minuto per completare l'incordatura.
Sistemare l'impasto in una ciotola unta di olio dai bordi alti, coprire a campana, lievitare in luogo caldo, in questo periodo a temperatura ambiente per circa un'ora e, comunque fino al raddoppio.
Al termine riprendere l'impasto e lavorarlo nuovamente, prelevare dei pezzetti di circa 50 g. formare delle palline. Io ho usato la tecnica dell'arrotondamento sui palmi facendo però attenzione a non stringere troppo per evitare la formazione di bolle.
Pennellare delicatamente i panini con acqua, spolverare con i semi di sesamo facendoli ben aderire sulla superficie.
Sistemare i panini su una teglia protetta da carta da forno. Lasciare lievitare al caldo per circa un'ora, devono raddoppiare ma non sformarsi.
Cuocere in forno statico già a temperatura a 210° per circa 10 minuti ruotando la teglia a metà cottura.

per le panelle
250 g. di farina di ceci
750 g. di acqua
5 g. di sale
prezzemolo
rosmarino
pepe
olio extravergine di oliva
Sistemare la farina di ceci in una capiente pentola, unire poco alla volta l'acqua fredda mescolando con una frusta per evitare la formazione di grumi unire il sale e il pepe.
Cuocere a fiamma media mescolando continuamente, continuare la cottura per almeno 10 minuti dopo l'inizio dell'ebollizione sempre mescolando per evitare la formazione di grumi. A fine cottura unire il prezzemolo e il rosmarino tritati, amalgamare bene.
Stendere subito e velocemente il composto su una teglia protetta da carta da forno (si rafferedda e indurisce subito) livellando fino ad uno spessore di 2 -3 mm circa.
Lasciare asciugare per qualche ora, anche un'intera notte, a temperatura ambiente.
Tagliare le panelle nella forma prescelta, rombi, quadrati, rettangoli …
Friggere le panelle in olio a temperatura facendole dorare da entrambi i lati. Trasferire su carta assorbente.
Tagliare i panini a metà e farcire ognuno con le panelle e, volendo, con una fettina di limone. 

Per il post mi sono documentata qui:  

domenica 17 luglio 2016

I crocchè di patate per il Calendario del Cibo Italiano


Che Settimana questa del Cibo da Strada, abbiamo visto meraviglie, spunti per incursioni culinarie ed itinerari gastronomici, e quanto ci sarebbe ancora da dire e da assaggiare …
Oggi il Calendario celebra le crocchette e i suppli, filante, corposo, succulento comfort food prêt-à-porter.
E io di che posso parlarvi se non di street food campano per eccellenza, i crocchè di patate.
Noi in verità li chiamiamo panzarotti con una chiara allusione alla forma, morbida e panciuta, che già prelude all'assaggio, bisogna concentrarsi, fare mente locale, per ricordare l'altro loro nome anch'esso rigorosamente napoletano ma meno evocativo,  crocchè.
I crocchè derivano probabilmente dalle croquette francesi, fritture a base di besciamella, radicalmente diverse dai nosti filanti, caldi e accoglienti festeggiati. Arrivate a Napoli, forse con i monsù francesi, le croquette ne sono uscite trasformate. Certo, la maestria dei cuochi francesi, il saper fare, però il calore partenopeo, la ricchezza della tradizione culinaria napoletana, l'abbondanza di ingredienti prelibati e stimolanti hanno fatto il resto, come per i sartù, le briosce, i cattò, il ragù, l'ascendenza francese resta un ricordo limitato alla denominazione, la sostanza è tutta napoletana!
Con questo post partecipo alla Giornata Nazionale  dei Supplì e delle Crocchette  del Calendario del Cibo Italiano AIFB. Nell'articolo della nostra ambasciatrice Antonella Vergari tanto altro ancora su crocchette e supplì e bellissime ricette.


1 kg di patate a pasta gialla
2 uova
100 g. di parmigiano grattugiato
sale
pepe
200 g. di mozzarella asciugata in frigo per un giorno
pangrattato

olio di arachidi per friggere

Lessare le patate in abbondante acqua salata, scolarle, lasciarle intiepidire, sbucciarle e passarle con lo schiacciapatate.
Sistemare la purea ottenuta in una capiente ciotola, unire le uova, il parmigiano, il sale ed il pepe. Impastare bene a lungo e con forza. Ne risulterà un impasto piuttosto sodo.
Tagliare la mozzarella a bastoncini.
Prendere una cucchiaiata di impasto, inserirvi il bastoncino di mozzarella, formare dei cilindri da cui assolutamente non deve fuoriuscire la mozzarella, passarli nel pangrattato in modo da impanarli uniformemente.
Sistemare i panzarotti in un vassoio e trasferirli in frigo coperti da uno strofinaccio (non la pellicola) per almeno una notte, devono asciugare.
Friggerli in abbondante olio a temperatura, caldo ma non troppo perché il panzarotti devono cuocersi bene anche all'interno, girandoli perché si dorino in maniera uniforme.
Servire caldi, con la mozzarella filante … attenzione scottano :-)
Freddi se restano, ma non è stato il nostro caso, sono buoni lo stesso :-)



Per il post mi sono documentata qui:
https://it.wikipedia.org/wiki/Crocch%C3%A8
https://fr.wikipedia.org/wiki/Croquette

La ricetta è presa dal blog Ai Fornelli con la Celiachia.


 http://www.aifb.it/calendario-del-cibo/p

domenica 10 luglio 2016

Quanti modi di fare e rifare lo scarpazzoun



Eccoci all'ultimo appuntamento, prima della pausa estiva, con le ricette dei QUANTI.
Oggi la Cuochina ci porta al Ristorante dai Nonni, da Daniela, impareremo a fare lo scarpazzoun, l'erbazzone, un piatto reggiano che più reggiano non si può, oggi siamo tutte reggiane, come Daniela :-)
Con questo caldo accendere il forno è un po' una sofferenza, ma per un rustico così, credetemi, ne vale davvero la pena!
Che squisitezza! Tanta verdura, buona e salutare, racchiusa in uno scrigno di sottile, croccante e sfiziosa sfoglia da gustare senza troppi rimorsi, irresistibile!
Quante cose impariamo con la Cuochina :-)
Grazie a Daniela per la ricetta e alla Cuochina per la magnifica scelta!

Ecco la ricetta di Daniela

Per la pasta
300 g. di farina 0
una noce di strutto,
olio extravergine di oliva
sale
acqua per impastare

Per il ripieno
1 kg. di bietole
1/2 kg. di spinaci
una noce di strutto
2 cucchiai di pane grattugiato
1 uovo
5/6 cucchiai di parmigiano reggiano grattugiato
un cucchiaio di lardo
aglio
cipolla
porro
prezzemolo
sale

Impastare la farina con la noce di strutto due o tre cucchiai di olio extravergine di oliva, sale e acqua quanto basta per ottenere una pasta morbida ed elastica. Lasciare riposare l'impasto protetto da pellicola per alimenti per circa 2 ore.
Nel frattempo lavare e mondare gli spinaci e le bietole, lessarli, scolarli, strizzarli e tritarli finemente.
Avviare un soffritto con battuto di lardo, prezzemolo tritato, aglio, cipolla, quando il soffritto comincia a rosolare unire le erbette, mescolare bene, lasciare insaporire per alcuni minuti, poi togliere dal fuoco e unire il pane grattugiato. Lasciare raffreddare.
Quando il ripieno si sarà raffreddato unire l'uovo, il parmigiano reggiano, il sale e il pepe.
Dividere la pasta in due parti, e con il mattarello fare due dischi sottili.
Foderare uno stampo rotondo protetto da carta forno con il primo disco di pasta, stendere il ripieno e ricoprire con l'altro disco di pasta.
Bucherellare con una forchetta e cospargere alcuni fiocchetti di lardo, io l'ho proprio dimenticato, mannaggia la fretta, o magari è stato un lapsus, si sa, in tempo di prova costume si tende a far caso un po' di più alle calorie :-)
Cuocere in forno caldo 220° per 40 minuti.

Come ogni anno, dopo l'appuntamento dei QUANTI il mio blog va in vacanza e io pure :-)
Ci rivediamo durante l'estate con qualche uscita per il Calendario del Cibo Italiano e poi a settembre :-)
Buone vacanze!



A settembre mi raccomando tutti da Carla Emilia, cucineremo il suo stoccafisso in burridda

 http://arbanelladibasilico.blogspot.it/2013/10/litalia-nel-piatto-lautunno-in-tavola.html

LA NOSTRA CUOCHINA

lunedì 4 luglio 2016

Vermicelli aglio e olio, cibo da re e da lazzaroni



Inizia oggi nel Calendario del Cibo Italiano la settimana dedicata alla pastasciutta che si apre con la Giornata Nazionale degli SpaghettiAglio Olio e Peperoncino, un vanto della cucina napoletana di cui rappresenta uno dei piatti più antichi e semplici.
La pasta lunga essiccata, definita maccarone, da maccare, ammaccare, era già conusciuta nel medioevo, ma il suo consumo rimase per secoli relegato alle mense dei più ricchi, una leccornia da servire come dessert, condito con zuccaro, cannella e mele.
Solo alla fine del seicento, con l'invenzione del torchio per la trafila della pasta, lo nciegno, la produzione dei maccheroni potè essere massificata e, il maccarone, divenendo a buon mercato, entrò nell'alimentazione del popolo.
Proprio sul finire del '600 si realizzo un mutamento nelle abitudini alimentari dei napoletani che da mangiafoglia divennero mangiamaccheroni, cibo economico, disponibile, abbondante e, diciamocelo pure, buono! 
Non che i cavoli e broccoli non lo siano ma vuoi mettere un fumante piatto di pasta un comfort food che,  preparato con cura e attenzione, devozione, può andare anche davanti a un re :-)
E' proprio il caso della nostra pasta aglio e olio che dai bassi di Santa Lucia entrò direttamente nelle cucine del Palazzo.
Pare che Ferdinando I, il re lazzarone, nelle sue frequentazioni popolane avesse conosciuto ed apprezzato i maccaroni aglio e olio, così volle che gli fossero preparati anche a corte, dove si radicarono così profondamente da prendere il nome della casata, vermicelli alla borbonica.
All'epoca di Ferdinando I gli spaghetti si mangiavano con le mani, non esisteva una posata dedicata e, così, probabilmente,  li consumava  il sovrano insieme alla corte, come aveva appreso dal popolo. Col tempo, però, l'uso pasta lunga  dovette divenire tanto frequente a corte da richiedere l'apprestamento di una posata adeguata alla bisogna, naque così la forchetta come la conosciamo oggi.
Quanta storia in un piatto di pasta!
Con questo post partecipo alla Giornata Nazionale degli Spaghetti Aglio Olio e Peperoncino del Calendario Cibo Italiano AIFB. Nell'articolo della nostra ambasciatrice Francesca Antonucci tanto ancora sugli spaghetti aglio e olio e bellissime ricette.

300 g. di vermicelli di Gragnano
2 spicchi di aglio
peperoncino
prezzemolo
100 g. (circa) di olio extravergine di oliva

Cuocere i vermicelli in abbondante acqua salata.
Nel frattempo tritare l'aglio e farlo soffriggere in abbondante olio, gli spaghetti alla fine devono risultare sciuliarielli, sciuliarielli :-)
Attenzione l'aglio deve imbiondirsi ma non bruciare.
Unire qualche cucchiaio dell'acqua di cottura della pasta, il peperoncino e il prezzermolo tritato. Continuare la cottura ancora qualche minuto.
Scolare la pasta, trasferirla nella padella col sugo, mescolare, servire subito con, eventualmente, altro prezzemolo tritato.



Per il post mi sono documentata qui:

 http://www.aifb.it/calendario-del-cibo/

 

mercoledì 29 giugno 2016

Pancacke alla farina di ceci con cipolle e pomodorini (socca di Yotam Ottolenghi) per The RECIPE-TIONISTdi giugno 2016


Questo mese The RECIPE-TIONIST è Cristiana, nel suo bellissimo blog ce n'è per tutti i gusti, tante ricette, belle, interessanti e appetitose.
Era un po' che volevo provare qualche ricetta di Yotam Ottolenghi, ne parlano così bene in rete, commenti entusiatici e appassionati che incuriosiscono:-)
Così la scelta, inesorabilmente è ricaduta su questi pancake a base di farina di ceci arricchiti da sapori ed aromi tipicamente mediterranei, semplicemente favolosi, consigliatissimi!

Con questo post partecipo a The RECIPE-TIONIST che per giugno 2016 ospitato dal blog Beuf a la mode.


300 g. di pomodori pachino
olio extra vergine d'oliva
800 g. di cipolle bianche, tagliate ad anelli
2 cucchiaini di timo
1/2 cucchiaino di aceto bianco
230 g. di farina di ceci
450 ml di acqua
2 albumi
sale e pepe

Scaldare il forno a 130 °C, ventilato. Tagliare i pomodorini e condirli con sale, pepe e olio. Sistemarli allineati su una teglia protetta da carta forno, cuocere per 25 minuti. Non devono seccarsi ma dolcemente dorarsi.
Nel frattempo scaldare 4 cucchiai di olio e aggiungere le cipolle, il timo, sale e pepe. Cuocere per circa 20 minuti a fuoco moderato, coperto, facendo attenzione che le cipolle non si brucino. Sfumare con l'aceto.
Togliere i pomodori dal forno ed aumentare la temperatura a 175 °C.
Preparare i pancake. Con le fruste amalgamare la farina di ceci, l'acqua, 1 cucchiaio e mezzo  di olio, sale e pepe. Montare a parte gli albumi e aggiungerli al composto facendo attenzione che non smontino.
Scaldare dell'olio in un padellino, versare un mestolo di composto, cuocere da un lato, girare dall'altro.
Condire i pancake con le cipolle, i pomodorini e qualche foglia di timo. Rimettere in forno per 5 minuti.
 
da Plenty di Yotam Ottolenghi



http://www.cuocicucidici.com/p/the-recipe-tionist-le-regole.html

sabato 25 giugno 2016

Ma tu vuliv a pizz? Pizza napoletana al piatto con metodo diretto per MTC n. 58


Eccomi!!!!
Partecipo per la prima volta all'MTChallenge, onestamente con una certa soggezione, con quale preparazione bisognerà misurarsi? …. italiana, internazionale? … qualche ingrediente particolare su cui meditare? inaspettatamente non mi sposto di un millimetro neppure mentalmente, e per questo, a maggior ragione, mi rendo conto della difficoltà, siamo in Campania.
Campana è la straordinaria Antonietta  che ha vinto la sfida proposta da Annalu e Fabio, anch'essi campani, con quel favoloso cheesecake caprese, mentre l'oggetto del contendere è solamente l'icona mondiale della napoletanità, la pizza.
Hai detto niente … impasto, lievitazione, stesura e cottura …. generazioni e generazioni di pizzaioli che si sono tramandate l'Arte … Totò …. Sophia Loren …. il Vesuvio … la fila davanti a Di Matteo … la pizza “chiata a libretto” …. miti che incombono, torreggiano davanti a me … come si fa? non si ci improvvisa pizzaioli!
Per fortuna c'è Antonietta che ha studiato per noi e ci ha dato la chiave per realizzare, in casa e a tutte le latitudini, la migliore delle oneste pizze casalinghe.
Ecco la prima lezione pratica, MTC è scuola, ci mette alla prova su quello che non sappiamo fare, così impariamo :-)
Per un appuntamento così importane bisognava muoversi per tempo e nel week end, per dedicare all'impasto tutta la cura e le attenzioni che meritava …
Ecco l'impasto prima della lievitazione

la pizza


la fetta

Sembrerebbe tutto bene, ma ...
Stavo preparando il post quando, mi sono resa conto di non avere la foto dell'impasto steso.
Mannaggiaamechevadosempredifretta!!!!
Avevo letto delle tre fotografie necessarie ma l'impasto steso in teglia l'avevo proprio dimenticato, resettato, le pizze le avrei cotte nel fornetto a cappa quindi non andavano in teglia, ergo informazione eliminata, addio prova?

Ma no … le pizze si rifanno, ecco cosa significa muoversi per tempo :-)
Una settimana dopo, questa volta sfruttando la presenza di mio marito per realizzare anche una specie di passo a passo, vediamo che ho combinato ….


La ricetta è quella della pizza al piatto con impasto a mano e lievitazione diretta di Antonietta Golino che trovate nel suo blog La trappola Golosa  e che riporto per come l'ho realizzata, cioè integralmente.

450 g di farina tipo 00 per pizza W 240 - 260
250 ml di acqua
12 g di sale
1 g di lievito di birra

per completare
300 ml di passata di pomodoro home made
un pugno di pomodorini datterini
aglio tagliato a fettine
origano
sale
olio extravergine di oliva
basilico

Misurare l’acqua, versarla in una ciotola, prelevarne una piccola quantità in due tazzine differenti: in una sciogliere il sale, nell’altra il lievito di birra.
Versare il contenuto con il lievito di birra nella ciotola con l’acqua e iniziare ad aggiungere gradualmente e lentamente la farina setacciata a parte, incorporandola man mano all’acqua, poi, finita la farina, aggiungere il sale sciolto in acqua, continuare ad amalgamare. Impastare a mano, nella ciotola per circa 10 minuti, fino a raggiungere il “punto di pasta”, che, da quello che ho capito, dovrebbe essere il momento in cui l'impasto, ancora morbido e umido, si stacca dalle pareti della ciotola.
Ribaltare sul piano da lavoro e lavorare non meno 20 minuti.
Al termine l'impasto risulterà morbido ma elastico, incordato, trasferirlo, in una ciotola di vetro o porcellana, sigillare con pellicola per alimenti e lasciare lievitare per 2 ore.
Procedere alla staglio a mano, (per lo staglio ho visto qui) ricavando 4 panetti.
Sistemare i panetti su un telo non infarinato. Lasciare lievitare, coperto, per altre 4/6 ore a una temperatura di 25°C. I miei come vedete erano ampiamente giunti a lievitazione dopo circa 4 ore e mezza, forse ho aspettato anche troppo.
Stendere un panetto alla volta, lasciando coperti gli altri, su un ripiano spolverato con farina (la spolveratura è importante) percuotendolo, questo è la definizione del movimento, dapprima con le mani, quasi fosse un tamburo, quindi allargandolo con le mani dal centro verso il bordo sul piano, ruotando di 1/4 e ripetendo il movimento dal centro verso il bordo fino a completare la rotazione, infine allargandolo, in aria con le mani dal centro verso il bordo e contemporaneamente cercando di far roteare la pasta.
 
Almeno questi sono i gesti che compie il mio pizzaiolo di fiducia che ho memorizzato e cercato di replicare. 
 
Per la cottura ho usato un fornetto a cappa e condito la pizza  direttamente e velocemente sul fornetto.

Ho preparato la mia preferita, la napoletana la più antica e semplice e, per questo, buona.
Versare la passata in una ciotola, condire con olio e sale, mescolare.
Lavare i pomodorini, tamponarli delicatamente, tagliarli a filetti salarli leggermente.
Versare due - tre cucchiai di passata condita sulla pizza spalmarla con il fondo del cucchiaio uniformemente lasciando libero il (futuro) cornicione, completare con l'aglio a fettine e i filetti di pomodoro, secondo i gusti, e una spolverata di origano.
Fuori dal forno decorare con una fogliolina di basilico.
Ed ecco qua:
Impasto prima della lievitazione


Impasto steso in teglia prima della farcitura


Pizza
Fetta

Pizza chiata a libretto
 
Pizzaiola finita! 
Nel senso più drastico dell'espressione :-)

La differenza che vedete tra la prima e la seconda pizza è dovuta al diametro, la prima era più piccola, si vede, nella seconda ho cercato di rispettare i 22 cm del disciplinare, certo non sono stata col metro in mano ….
Con questo post partecipo all'MTC n. 58

http://www.mtchallenge.it/

giovedì 23 giugno 2016

Parmigiana ricca di zucchine per il Calendario del Cibo Italiano


Come molti altri alimenti profondamente radicati nella cultura gastronomica italiana tanto da essere sentiti come propri, autoctoni, la zucchina viene da lontano, dalle Americhe, frutto delle scorribande dei conquistadores, souvenir insoliti da portare al cospetto dei sovrani spagnoli.
La zucchina è una cucurbitacea, come la zucca da cui prende il nome , una cugina del cocomero per intenderci, meno dolce e zuccherina ma non meno prelibata, almeno se si sa cucinare.
Della zucchina infatti si consuma il frutto acerbo, ancora molto succulento e tenero con i semi in embrione, il frutto maturo, più duro e asciutto, dalla polpa invasa da grossi semi, è invece immangiabile.
Ricche di potassio dalle notevoli proprietà diuretiche, rinfrescanti ed emolienti, salutari e dietetiche, le zucchine, in sé, dal punto di vista organolettico non sono particolarmente saporite, hanno un sapore piuttosto neutro che, però si presta adeguatamente preparato, combinato, alle più disparate e gustose preparazioni.
A Napoli le zucchine alla scapece, ad esempio, sono un must, oppure, spostandoci sulla costiera, favolosi sono pure gli gli spaghetti alla Nerano o le famose linguine zucchine e vongole, tornando poi alla cucina casalinga anche semplicemente, tagliate a spicchi e fritte sono un buonissimo contorno che diventa, arricchito da uova e formaggio, la frittata di zucchine, un ottimo secondo alla buona.
Le nostre nonne spesso le preparavano a parmigiana, 'ndurat e fritt, e poi accoppiate sul fuoco, una fetta sull'altra, spolverate di formaggio e, al centro, la mozzarella o stratificate in forno.
Anzi pare che in origine, almeno a Napoli, la parmigiana si preparasse proprio con le zucchine e non con le melanzane.
La ricetta di zucche lunghe alla parmigiana, in effetti l'embrione della nostra parmigiana, era già presente in uno dei primi ricettari della cucina napoletana, 1778, il Cuoco Galante di Vincenzo Corrado, che, invece, nello stesso ricettario, con riferimento ai petronciani, le melanzane, si limita a consigliare di prepararli alla maniera di zucche, pastinache e pomodori.
Ed eccone una versione moderna molto ricca e versatile un ottimo piatto unico o un prelibato finger food, a voi la scelta ….

Con questo post partecipo alla Giornata Nazionale della Zucchina del Calendariodel Cibo Italiano AIFB. Nell'articolo della nostra ambasciatrice Camilla Assandri ancora tanto sulle zucchine e la loro storia e tante bellissime ricette.

6 zucchine grandi
4 uova
farina per impanare
1 litro di besciamella (la ricetta delle sorelle Simili è qui)

1 provola da circa 500 g.
200 g. di prosciutto cotto in una sola fetta e ridotto a dadini
parmigiano grattugiato
sale
pepe
olio extravergine di oliva

Preparare la besciamella. Lasciarla raffreddare coperta con pellicola a contatto.
Nel frattempo lavare e asciugare le zucchine, sbucciarle e tagliarle in orizzontale a fette non troppo sottili. Sbattere le uova con sale e pepe. Passare le fette di zucchina prima nella farina e poi nell'uovo. Friggerle poche alla volta in una capiente padella con abbondante olio a temperatura.
Sistemarle man mano tra più fogli di carta assorbente tamponando leggermente.
Tagliare a fette sottili la provola.
Rivestire una capiente teglia con carta da forno, “sporcare” il fondo con qualche cucchiaiata di besciamella. Sistemare sulla besciamella uno strato di zucchine impanate e fritte, velare le zucchine con la besciamella, ricoprire con le fette di provola e, sulla provola, disporre poco prosciutto cotto a dadini. Spolverare con il parmigiano. Continuare con strati di zucchine, besciamella, provola, prosciutto e parmigiano fino ad esaurimento degi ingredienti. Terminare con uno strato di zucchine, ricoprire con besciamella, una spolverata di parmigiano e fiocchetti di burro.
Cuocere in forno ventilato a 180° per circa mezz'ora o, comunque, fino a doratura.
Lasciare raffreddare almeno mezz'ora. Servire.
Se resiste, è più buona il giorno dopo.


Per il post mi sono documentata qui:

http://www.aifb.it/calendario-del-cibo/